L’obelisco con l’elefante

La distruzione seguita al crollo dell’impero romano fu devastante e naturalmente colpì anche quest’area; così questo piccolo obelisco, che costituiva una decorazione dei templi dedicate alle dee Iside e Serapide, finì quasi sepolto nel giardino dietro la chiesa di proprietà del convento domenicano.

Si trattava di un piccolo obelisco, alto appena 5 metri e mezzo, risalente al VI secolo a. C. che piacque molto ai Domenicani cosicché insistettero affinché fosse collocato davanti alla loro Chiesa.

Era però necessario realizzare una base su cui poggiare l’obelisco e, a questo proposito, papa Alessandro VII costituì una commissione per scegliere il miglior progetto, tenendo conto che l’obiettivo del papa era di celebrare la sapienza poiché in quel luogo vi era un tempio dedicata alla dea Minerva appunto simbolo di Sapienza.

Gian Lorenzo Bernini, influenzato da un famoso romanzo che circolava a quei tempi, scelse come basamento un elefante, che, come recita l’iscrizione sulla base, rappresentava la più forte delle bestie come ad indicare che per una solida sapienza occorre una mente molto forte.

La soluzione proposta dal Bernini risultò vincitrice creando, almeno così si racconta, una certa invidia in uno dei suoi concorrenti: il domenicano padre Domenico Paglia che non tardò a vendicarsi.

Padre Paglia infatti contestò il progetto del Bernini affermando che il peso dell’obelisco gravava solo sulle zampe dell’elefante e questo non era possibile, certamente l’obelisco sarebbe crollato.

Il papa, convinto dalle argomentazione del Domenicano, obbligò il Bernini ad inserire un cubo di pietra sotto il ventre dell'elefante, peggiorando così l’estetica del monumento.

L'artista tentò allora di mascherare il cubo di pietra con una gualdrappa che lo nascondesse, ma la statua appariva comunque molto appesantita.

Piuttosto irritato il Bernini decise di vendicarsi, così disegnò l’elefante in modo che puntasse le terga verso il convento e con la coda leggermente alzata, come per lanciare un saluto, piuttosto scurrile, a padre Paglia.

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